

Quando un mercato entra in una fase nuova, succede spesso la stessa cosa: i soggetti più forti smettono di muoversi in ordine sparso e iniziano a ragionare da “blocco”. I romani lo chiamavano triumvirato: un patto tra poteri diversi, non per romanticismo, ma per efficacia. Qui la logica è molto simile: sport e community da una parte, storytelling dall’altra, distribuzione e linguaggio pop dall’altra ancora. Tre identità che, insieme, coprono più terreno.
La conferma della direzione è arrivata in apertura della puntata di mercoledì 21 gennaio di Le Foot Toujours, format della testata Cronache di spogliatoio, con Will, Chora e la stessa Cronache al tavolo a spiegare i motivi dell’unione. E il punto, per chi ascolta, è abbastanza chiaro: non è un’operazione “di immagine”, ma una rivoluzione strutturale, basata sulla massa critica. Significa poter investire di più sui singoli progetti, reggere meglio i colpi del mercato e presentarsi al mondo pubblicitario non come una somma di sigle, ma come un gruppo con continuità industriale.
Questa unione è la punta dell’iceberg dei movimenti geopolitici del mondo audio ultimi anni: i podcast hanno avuto un ruolo enorme in questa evoluzione proprio perché hanno fatto una cosa che l’informazione tradizionale, spesso, ha faticato a fare: metterci la faccia. Dare un volto ai contenuti cambia la percezione e quindi il valore. Non solo del singolo format, ma anche nel brand che lo propone.
Poi ci sono i numeri, che sono la parte meno poetica ma quella che rende tutto concreto. Guido Maria Brera, presidente di Be Water, ha parlato al Corriere Finanza di un’operazione da circa 7,5 milioni tra pagamenti e cessione di quote, con l’ingresso dei fondatori di Cronache, Giulio Incagli, Stefano Bagnasco e il Fondo Planven, nella holding. Un gruppo che si vuole proporre, nel lungo periodo, come alternativa ai grandi player dell’informazione.
E proprio su questo punto, Riccardo Haupt, CEO di Will, ha sottolineato in modo chiaro l’obbiettivo del gruppo: non più realtà indipendenti lasciate sole in un mercato che spesso fagocita le storie nate dal basso. L’ambizione è proporsi come alternativa strutturata, economicamente più solida, più credibile per il mercato pubblicitario basandosi soprattutto sulla qualità e la verticalità della proposte editoriali, senza però venire meno all’indipendenza di ogni singola testata.
In altre parole: un triumvirato che smette di difendersi. E comincia ad attaccare. Diventando, di fatto, ingiocabile.