

Chiara Piotto e The Essential, Cambiamento ed evoluzione
Il passaggio dalla TV al web, da un podcast solo audio ad un video podcast, la riproposizione live dei contenuti e l'interazione con la community. Grazie alle parole della host di The Essential si riesce a cogliere come, nel mondo dell'informazione, la prerogativa è essere pronti al cambiamento e sfruttarlo per migliorare se stessi in quanto professionisti e per far evolvere i prodotti che si realizzano.
Cosa ti incuriosisce di più di portare un formato che nasce audio in un contesto live?
“Sicuramente la parte del live è interessante. L'interazione con il pubblico diventa più complessa nel momento in cui quel live diventa un video podcast e quindi devi pensare a chi ti ascolterà tendenzialmente molto più numeroso. È sempre un po' difficile con i formati ibridi. Penso però che ugualmente il pubblico riesca a trasmettere un pochino di energia alle persone che sono sul palco e che questa energia possa arrivare a casa.”
E pensi che c'è stato qualcosa di The Essential che avete cambiato, ripensato proprio in virtù del fatto che siete davanti ad un pubblico?
“Beh, la scelta dell'ospite è andata anche nella direzione di cercare di interessare delle persone che sarebbero venute in presenza per dirlo molto chiaramente e quindi questo è un po' più complesso portare una persona fisicamente in un posto rispetto a convincerla ad ascoltare un podcast semplicemente. È una parte un pochino più tecnica. Per il resto penso che la parte predominante dell'attenzione vada comunque al prodotto post in un certo senso perché poi The Essential è un video podcast prima di tutto il resto.
La parte di evento aggiungerei serve anche a creare un pochino di community. In evento l’host è presente, incontra le persone che lo seguono, quindi è sempre un bel momento di scambio.”
Secondo te, invece fruitrice, perché immagino che di podcast ne ascolti, c'è un podcast in particolare che vorresti approdasse anche dal vivo?
“Tutti i podcast che seguo sono anche podcast in qualche modo live in qualche occasione speciale non in maniera fissa. Non esagererei neanche da quel punto di vista, cioè non tutti i podcast sono fatti per avere una presenza live necessariamente continua, può essere one spot per creare un momento un po' speciale, però proprio perché l'ascolto ha un certo tipo di regola penso che non tutti i podcast dovrebbero essere tra virgolette snaturati per diventare live.”
The Essential perché secondo te merita questo approdo dal vivo? Cioè cosa che gli permette di essere fruibile anche dal vivo come da spettatore?
“Non è il podcast che più in maniera istintiva sceglieresti per una presenza live, credo che ce l'abbia e si presti per la parte di community. The Essential è un brand molto forte e riconoscibile nell'ambito podcast e che quindi ha sempre vissuto del dialogo con le persone che lo ascoltano anche per i feedback che ricevi sull'attualità nel momento in cui vai a selezionarlo è solo dieci minuti di tempo e devi dare le notizie essenziali per il pubblico che ti sta ascoltando e da questo punto di vista l'evento è l'occasione per conoscere le persone che ti ascoltano e capire che tipo di notizie sono essenziali per loro.”
Hai citato proprio la potenza del brand perché The Essential è un brand potente e credibile da questo punto di vista. Com'è stato approcciarsi ad un progetto in cui sei subentrata in corsa? Che lavoro hai dovuto fare proprio per entrare all'interno di questo progetto?
“La cosa più difficile del prendere un format che già esisteva e che aveva un'identità ben precisa è stata mantenerlo fedele a se stesso ma rimanendo fedele a me stessa. Io sono sempre stata brava nel creare format nuovi e nella mia fase precedente giornalistica ho soprattutto creato cose nuove però sono stata anche assegnata a dei progetti che esistevano già. Io ho sempre pensato che la cosa più rischiosa e sbagliata che uno potesse fare fosse cercare di imitare quello che il format era prima di te, perché le persone si rendono conto se tu non sei l'altra persona o quell'altra visione del format e soprattutto perché tu non ti diverti; quindi per me è stato capire insieme agli autori che avevano seguito The Essential fino a quel momento cosa aveva fatto crescere il format e poi sospendere il parallelo, la comparazione con la host precedente del tutto e dirmi ok, ho capito cosa devo fare lo faccio a modo mio.”
Cosa pensi di aver apportato di diverso?
“Sono diventati due prodotti diversi intanto perché si è allungato. Con l’approdo al video è diventato non più quei cinque minuti ma dieci minuti, il che ti dà tempo di approfondire tre notizie non più una, talvolta due, come era prima. Si avvicina di più a quello che è un piccolo tg se vuoi un po' anche magari per mia deformazione professionale pur mantenendo la voglia di fare un'analisi e di raccontare il perché stai scegliendo quella notizia, perché quella notizia è essenziale per chi ascolta. Poi di mio ho voluto portare questo più spazio per l'attualità italiana rispetto all'attualità internazionale che era molto caratterizzante per la fase precedente del podcast. Perché da mia esperienza precedente mi sono resa conto che come giornalisti tendiamo a parlare più facilmente dell'estero che del nostro paese ma che poi l'interesse riguarda più l'italia inevitabilmente e quindi anche se l'attualità italiana talvolta è poco dinamica o poco sexy, penso che il lavoro valga la candela insomma valga lo sforzo extra del cercare di rendere più sexy la nostra attualità.”
Hai citato prima la questione di un passaggio quasi simile ad un tg, secondo te il mezzo podcast da questo punto di vista quanto si sta avvicinando effettivamente alla televisione?
“Penso che come diceva qualche esperto di televisione recentemente la televisione non è morta ma tutto è diventato televisione, nel senso che la televisione non è lo strumento dove tu guardi la tv ma è l'idea di guardare qualcosa in video e di avere un'enorme scelta anche nella programmazione. Tutto è diventato televisione solo che adesso è on demand e sulla base della tua scelta quindi i video podcast sono esattamente in quello spirito di approfondimento e accessibilità totale che aveva la televisione inizialmente che poi in italia per come funziona lo spazio mediatico italiano, che è un po' vecchio e poco dinamico, si è perso in favore invece di questa nuova realtà mediatica digitale che è molto più stimolante come a suo tempo probabilmente fu la televisione qualche decennio fa.”
Anche perché immagino che l'approccio poi sia lo stesso cioè pur cambiando mezzo alla fine la...
“Alla fine anche la tv di oggi è cambiata chiaramente e rincorre un pochino il linguaggio dei social no? Se lo fa scimmiottandola non funziona, però se guardi anche degli esempi virtuosi nel mondo tv sono simili al podcast nell'informalità e nell'accessibilità o almeno ci provano e questo fa sì che poi alla fine non ci sia un linguaggio veramente diverso tra le due realtà. Io ho fatto televisione per quasi dieci anni, avevo un programma in tv, se oggi dovessi quel programma trasformarlo in podcast non dovrei cambiare niente rispetto a quello che facevo prima quindi non è il linguaggio è lo spirito che c'è dietro che è più dinamico.”
Riccardo Spada e The Bull, generare interesse per un tema di nicchia
Iniziare registrando in un armadio per rendere migliore la qualità audio e pian piano riuscire a far capire al pubblico che ciò di cui parli tocca e interessa tutti. Quella di Riccardo Spada è una storia da studiare attentamente perché non è solo riuscito a catturare l'attenzione del pubblico, è riuscito nell'intento di rendere “cool” e interessante un argomento che, per quanto importante, fin qui era stato trattato e apprezzato veramente poco.
Che cosa significa per te portare il tuo format in un contesto del genere, davanti ad un pubblico?
“Beh è una grande esperienza che si inserisce nel percorso di evoluzione di questo podcast, che è iniziato praticamente nell'armadio dei maglioni qualche anno fa, per ovattare il suono, poi è diventato video e adesso c'è l'occasione di interagire in qualche modo con le persone che mi seguono a distanza da un po' di anni e sentire le loro impressioni in diretta mentre si parla di quelle cose che sono cose che toccano i loro soldi, quindi sicuramente vanno a stimolare leve importanti per ciascuno di loro.”
Quando hai iniziato pensavi mai che prima o poi sarebbe approdato dal vivo?
“Assolutamente no è nato come poco più di un hobby e una passione che poi si è trasformata perché in qualche modo il contenuto ha preso vita e siamo arrivati fin qua in maniera quasi naturale.”
Hai adattato il format di The Bull ad un'esperienza live? Che tipo di lavoro hai fatto sapendo di avere poi a che fare con un pubblico?
“Allora sarà interessante poi risponderti anche dopo, però credo che la formula di The Bull funzioni perché io mi immagino di avere qualcuno davanti anche quando registro e mi immagino quale potrebbe essere la reazione dall'altra parte. Mi immagino di fare, come dicevo nelle primissime puntate, una chiacchierata al bar e quindi già con delle persone in carne e ossa di fronte non come qualcosa dentro un ecosistema fittizio come quello dello studio. Quindi in realtà è come se le persone fossero già lì sempre.”
In questo senso cosa cosa ti aspetti che il pubblico ti possa dare in più rispetto allo studio dove tendenzialmente sì, immagini di averlo davanti ma non hai una risposta. Pensi che in che modo ti possa aiutare da questo punto di vista?
“Mi aspetto che possa essere una cosa a due direzioni, cioè il fatto che parlare di cose che magari qualcuno di loro conoscerà, qualcuno si sarà portato marito e moglie e sarà costretto ad ascoltare le cose però diciamo, rispetto a quando viene ascoltato in macchina o quando viene visto sullo smartphone a casa, essere presente, secondo me, ti fa vivere gli stessi contenuti in modo diverso e quindi un'interazione che ti permette anche di capire come viene recepita in un evento live una cosa di cui magari parli nel contesto del podcast. Secondo me è interessante perché ti dà una nuova consapevolezza sulle cose che vanno a toccare ciò che interessa al pubblico.
Una specie di reazione un martelletto sul ginocchio…
Si, la mia esperienza di vita è che quando ovviamente una cosa la leggi la vedi ne parli con qualcuno o la vivi direttamente ovviamente cambia, anche se è lo stesso contenuto. Quindi è interessante capire se questa cosa funziona dal mio punto di vista, osserverò come andrà.”
C'è secondo un concetto che hai portato all'interno di The Bull che credi che sia sottovalutato che magari da qui a 5, 10 anni sarà quasi mainstream?
“È un podcast che è nato con l'idea che in Italia la finanza non è un ambito molto apprezzato e molto conosciuto e in realtà questa cosa è cresciuta molto nel tempo, quindi mi aspetto che nei prossimi anni sarà sempre più grande, sempre più diffuso quell'insieme di cose di cui parliamo. La consapevolezza legata alla gestione dei soldi diventerà parte integrante della vita. Le persone oggi sono appassionate di calcio domani saranno appassionate di finanza, come succede negli Stati Uniti.”
Non Aprite Quella Podcast, J-Ax dal vivo sbaglia di meno
Avere il coraggio di reinventarsi podcaster pur essendo un cantante affermato, avere il coraggio di creare un format basato sul true crime ma renderlo comunque avvincente e diverso dagli altri ed infine avere il coraggio di portare questo tipo di contenuto dal vivo. Non Aprite Quella Podcast è un prodotto coraggioso.
Come vi sentite a proporre il vostro format qui, dal vivo?
“Abbiamo già fatto una tournée teatrale quindi Spotify è caduta proprio a fagiolo perché ci ha chiesto di farlo dopo che noi abbiamo già finito la tournée, quindi sinceramente ci chiedevamo prima di partire se funzionasse dal vivo e sappiamo che funziona visto che abbiamo i tempi abbastanza adatti anche per essere dal vivo perché non tutti i podcast possono farlo,specie quelli che raccontano una storia in maniera più “normale”. Noi ci interrompiamo a vicenda massimo ogni due minuti con una battuta più o meno riuscita, questo si traduce bene in live.”
Strutturate in maniera diversa il format quando andate live piuttosto che in studio?
“A me sembra uguale, in realtà siamo stati meglio dal vivo, sbagliamo di meno perché c'è la gente mentre quando siamo in studio c'è l'editing quindi ci impegniamo di meno. Forse anche perché io e Pedar che nasciamo come musicisti riusciamo a canalizzare bene l'energia del pubblico e ci dà autostima.”
Sicuramente il vostro background in questo cambia la modalità di fare le cose, e da fruitori invece voi ascoltate podcast?
“Io sì, questo podcast nasce perché io già più di 15 anni fa ascoltavo podcast americani quando ancora qua non si facevano in questa formula. I miei podcast preferiti sono “Last Podcast On The Left” ovviamente, per chi lo conosce, capisce già dal nostro podcast che sono i nostri idoli e poi “Rotten Mango”. Di italiani ascolto “Indagini” ovviamente, “Dpen Crimini” e “non hanno un amico”.”
C'è qualche podcast di questi,soprattutto quelli che non vanno mai live, che invece vorreste vedere dal vivo?
“Vorremmo vedere Palla di Dpen che racconta le storie crime ballando.”