

Quando e da dove nasce l'esigenza o comunque la voglia di scrivere e parlare di musica?
“Guarda, in realtà nasce da una serie di opportunità. Io mi sono trovato improvvisamente ad essere preparato su una cosa sulla quale il giornalismo mainstream non era ancora arrivato, che è stata tutta la rivoluzione indie.
Quindi da un certo punto il mercato si stava modificando in maniera rivoluzionaria, davvero. Quindi erano i primi anni di Spotify ed è successo che un amico che era diventato direttore dell'Agi, che io conoscevo a prescindere, io addirittura avrei voluto scrivere di cinema, penso un po', sono diplomato in una scuola di cinema. Solo che poi ho sempre fatto musica, ho fatto radio, quindi ero sempre vicino al mondo della musica, molto appassionato di concerti e un giorno mi fa una serie di nomi dicendo mia figlia mi parla di questi nomi ma io non ho idea di chi siano queste persone, eppure vedo che hanno un successo incredibile, ma qui non ne sa niente nessuno. Ti andrebbe di fare una rubrica in cui spieghi ogni settimana chi sono questi tizi, tizi che adesso noi conosciamo benissimo, Gazelle, Willy Peyote eccetera eccetera.”
La prima ondata indie…
“Esatto, la prima ondata indie e non ne sapeva niente nessuno. E quindi ho cominciato, visto che tra l'altro quell'ondata indie, come certamente saprai, ha rivoluzionato anche il mercato del live perché la provincia di nuovo era protagonista. C'era un circuito di club, di piccoli club di provincia, dove fondamentalmente avevano tutti la stessa programmazione in tutta Italia.
Tra queste città c'era anche Messina, quindi io andavo ogni venerdì al Retronouveau di Messina a seguirmi questi concerti. Avevo anche l'occasione, perché erano situazioni molto informali, di parlare anche con gente come Calcutta, gente molto forte. Avevo anche l'occasione di parlarci, per cui mi sono ritrovato in un momento ad avere il know-how per fare quello che ho fatto e i contatti per fare quello che ho fatto.
La forza di un giornalista in realtà sono i contatti. Da lì è partito tutto. La musica non è un settore tanto diverso in termini di meccanismi da altri settori, per cui i giornalisti ormai, come ti avranno detto anche alle università, si devono specializzare.
Io ho trovato questa mia specializzazione, avevo le competenze per farlo, avevo i contatti per farlo e allora diciamo che ho preso questa strada. E' tutta una questione di culo anche. Fondamentalmente è stato anche questo, poi ovviamente devi essere preparato e se non avessi raccolto tanta esperienza prima di cominciare a scrivere di musica non mi potrei permettere di scrivere di musica né di farlo come lo faccio.”
Quindi immagino che tu quel periodo musicale lo ricordi come uno dei più belli anche banalmente a livello di qualità dei brani che uscivano, degli artisti che emergevano. Oppure c'è da quel momento in poi ad oggi un periodo musicale che ti ha appassionato ancora di più rispetto a quel periodo musicale lì?
“Devo dire che quello è stato un momento molto esaltante, molto felice per la musica. Quello che ti dicevo prima, il fatto che il mercato mainstream, io intendo i grandi giornali, le grandi radio, la televisione soprattutto, le grosse case discografiche, il fatto che non avessero capito e avessero snobbato tutta quella scena lì era una cosa anche positiva che lasciava molto più liberi gli artisti di esprimersi.
Ora tutta quella gente là, anche nell'ultimo cast di Sanremo, c'è gente che noi già conosciamo da quel mondo là che ancora deve arrivare a quel punto. Alcuni sono anche esplosi, il mainstream poi alla fine si ingoia tutto, non puoi farci niente, la grande discografia si ingoia tutto perché è quella ha i soldi. Per questo poi la famosa frase, l'Indie è morto.
Però quella è stata una stagione esaltante perché fondamentalmente rispondeva al desiderio di una parte di pubblico, di universitari soprattutto, un po' più colti, un po' più istruiti, che non avevano più i riferimenti che avevano i nostri genitori ai tempi, cioè tutta l'era del grande cantautorato. Noi chiaramente non l'abbiamo vissuta, l'hanno vissuta i nostri genitori, noi ci siamo ritrovati a un certo punto a non avere niente di tutto ciò. E per cui il mainstream cosa ti proponeva? Un sacco di talent, un sacco di ragazzini senza cognome che facevano cover, oppure residui degli anni 90 o dei primi anni 2000. Quegli erano gli anni in cui i festival di Sanremo li vincevano Valerio Scanu… Quel periodo era particolarmente povero. E' chiaro che è intervenuto internet, da qui la rivoluzione di cui ti parlavo prima, anche come mezzo, la gente ha cominciato, internet fondamentalmente cos'è che fa? Ti permette di andarti a cercare tu la tua musica on demand senza che nessuno ti debba imporre niente, fondamentalmente questa è la vera funzione che ha avuto nella musica.
Ad esempio, ricordo che il primo artista ad esibirsi alla Retronouveau di Messina fu Brunori Sas, io c'ero, si parla di 15 anni fa. La gente andava a sentirsi Brunori, poi tornava a casa, andava su Spotify e scriveva Brunori, e aveva tutta la discografia di Brunori e si affezionava a quella cosa là. Nel momento in cui questa cosa in tutta Italia diventa rodata, io non mi andavo a cercare Brunori dopo il concerto, me lo andavo a cercare prima. E quindi è chiaro che in questo modo, col passaparola, alla vecchia maniera, si è creata una scena indipendente molto buona, al netto di quelli che poi sono spariti.”
Adesso spostiamoci un attimo su Line Up.
Hai iniziato a pubblicare questo podcast adesso penso un annetto fa, hai avuto delle difficoltà nel cambiare il medium attraverso cui pubblichi le tue interviste? Perché immagino sarà stato e sarà un processo creativo molto diverso impostare un'intervista che poi andrà trascritta o impostare un'intervista che poi va mandata o in audio o comunque in formato video.
“Sì, sì, certo, ovviamente ci si deve adeguare al mezzo, su questo non c'è dubbio, al mezzo e al contesto. Tu considera che Line Up è il podcast ufficiale del concertone del primo maggio, è prodotto da Icompany che è la società che organizza il concertone del primo maggio, per cui è chiaro che deve in qualche modo avere attinenza con gli artisti, sono quelli del concertone del primo maggio, quindi in qualche modo deve avere attinenza. Io sono un po' abituato perché avendo fatto dieci anni di radio so gestire i tempi, è chiaro che quando tu fai un'intervista scritta hai degli altri limiti, ogni mezzo ha i suoi limiti.
La difficoltà maggiore chiaramente ogni anno è affrontare e trovare un tema che sia centrale per tutti gli artisti. Quest'anno mi sono divertito particolarmente, forse anche più della seconda stagione, eravamo ovviamente più rodati, ma soprattutto avevo impostato una cosa che era completamente informale, ho deciso con gli artisti di non parlare di musica e paradossalmente capita che non parlando di musica si riesca a capire meglio chi fa musica.
Io parlo con gli Eugenio in Via di Gioia e capisco molto della loro musica parlando di cose che non c'entrano niente con la musica ed è accaduto più o meno così con tutti. Ti posso fare un esempio, ho intervistato Mimi, la vincitrice della scorsa stagione X-Factor e io avevo un'idea di Mimi in virtù di ciò che aveva fatto durante X-Factor e l'avevo anche criticata, perché questo vocione così bello, così intenso, così naturale, che dovrebbe fare blues, jazz, soul, roba forte, poi le fanno fare le canzoncine pop dei ragazzini. Io poi ho parlato con Mimi e mi sono reso conto che lei è una ragazzina, quindi è chiaro che lei in questo momento della sua vita ha più quell'esigenza. Lei è una ragazzina che ancora va a scuola, è chiaro che ha ancora in testa quella roba lì, probabilmente se ne accorgerà di avere quelle particolari skills, però adesso è normale che sia così. Più o meno con Line Up quest'anno ha funzionato così ed è una cosa che mi ha divertito particolarmente.”
Sanremo è ormai alle porte, tu hai già fatto i preascolti e in virtù di questi preascolti ti faccio fare un giochino: Ti chiedo di prendere la Kermesse Sanremese di quest'anno, togliere tre brani, quindi tre artisti e aggiungere tre artisti che invece avresti inserito.
“Guarda, è molto facile in realtà. Intanto io spingo moltissimo, ma ormai da anni, sul fatto che gli artisti a Sanremo sono troppi, quindi tu mi dici toglierne tre, ma in realtà potrei toglierne dieci, ma così dal volo, ma senza neanche pensarci subito, non è neanche così piccante come gioco. Per esempio, ora io ti rispondo, ma io devo aprirmi una lista dei nomi di Sanremo, perché non li ricordo tutti. Sono trenta anche quest'anno, sono tantissimi anche quest'anno. Poi alla luce degli ascolti ti rendi anche conto, cosa che è stato commento anche tra noi colleghi che facciamo gli ascolti, che ci sono delle canzoni che sono veramente inutili, cioè nel senso che non danno niente allo show, non danno niente all'artista, non danno niente alla concezione di Sanremo e sono lì solo per fare quantità.
Comunque, visto che l'hai chiesto, sicuramente tolgo la Lamborghini, senza alcun senso, ma io faccio un ragionamento discografico, non su quanto è bella o brutta la canzone, ma io forse toglierei Leo Gassman, che non mi sembra che abbia niente di nuovo da dire e forse ti direi che tolgo... Facciamo Francesco Renga, anche lui, insomma, tutta roba che fa sostanza. Se mi chiedi quelli che io vorrei ci fossero, in realtà io ogni anno faccio un giochino sui miei social riguardo il mio cast ideale.
Così su due piedi, anche qui c'è da dire, che è tutta gente che a Sanremo non ci va. Cioè nel senso, non è che non ci va perché non viene chiamata, anche se venisse chiamata non ci va, ti direi Andrea Lazslo De Simone immediatamente, per dire, è nettamente e chiaramente uno dei migliori cantautori, forse degli ultimi 30-40 anni, sicuramente. Ti direi Mille perché ha un potenziale pop veramente straordinario, ha una teatralità nello stare in scena straordinaria e ti direi Mobrici, forse, perché lui è anche uno che fa dei brani che sono estremamente accessibili, efficaci, nel senso è uno che basta che gli dai un soffietto di popolarità tramite una vetrina come Sanremo e vola via serenamente.”
Chiudiamo con proprio una chicca, in realtà sono due domande secche, chi secondo te vincerà e chi vorresti che vincesse Sanremo?
“Allora, la vittoria di Sanremo è determinata da parametri che sono veramente impazziti, questa è un'altra battaglia che io combatto da tanto tempo, cioè quella per esempio di eliminare il televoto da Sanremo. Se ci pensi, non c'è un solo premio in ambito artistico mondiale che sia deciso con il televoto, in cui influisca il televoto, cioè il televoto è una scheggia impazzita, tu dal divano puoi votare perché quello ti sta simpatico...
Sono dinamiche fisiologicamente ingestibili, ma soprattutto è anche un premio inutile perché poi voglio dire il pubblico sarà sempre responsabile del successo o insuccesso degli artisti, per questo ci sono artisti… ma anche l'anno scorso stesso, secondo te il festival dell'anno scorso chi l'ha vinto? Olly o Lucio Corsi?”
Sì, chiaramente Lucio Corsi, però capisco il tuo discorso, nel senso che comunque il pubblico si esprime dopo attraverso gli ascolti, quanto ascolta, chi ascolta…
“Esattamente, quindi tutti i premi, gli Oscar, gli Emmy, i Grammy, sono tutti premi di categorie dove ci sono delle accademie, delle giurie che consegnano il premio.
Io non sto dicendo che Sanremo dovrebbe essere deciso dalla sala stampa, ci mancherebbe. La sala stampa di Sanremo non è che un grande divano, ci sono ogni anno, fai conto, quasi 1500 giornalisti accreditati, ma quelli che ogni giorno lavorano sulla musica, te lo giuro, andando largo, ma proprio largo largo siamo 50, perché mi onoro di far parte della categoria. E allora capisci che il premio della sala stampa, quando vota l'inviata di Cioè, l'inviata della gazzetta dello sport, che sono professionisti impeccabili, non è che abbia molto senso.
Ognuno ha i suoi gusti, ognuno vota, ma non è un voto più prestigioso quello della sala stampa.
Quindi questo come preambolo lo vedo sempre necessario. Quindi, io ti direi che le canzoni che mi sono piaciute di più sono quelle di Ditonellapiaga, di Colombre e Maria Antonietta, Fulminacci, Nayt… queste sono quelle che mi sono piaciute di più.
Poi però, se devo rispondere su chi vince, devo tenere in conto altri parametri, e quindi ti direi a malincuore Tommaso Paradiso, la canzone è orribile, come tutte quelle che sono fatte da solista, però è uno che ha un nome, è uno che è simpatico e molto popolare. E quindi, che vuoi che ti dica, oggi ho fatto un pezzo in cui, secondo la CISAL, i favoriti sono lui, Fedez e Masini e Sayf, che potrebbe essere la sorpresa.
Come sorpresa io punterei anche su Eddie Brock, non stiamo parlando di capolavori, il pezzo è piuttosto semplice, però ha una struttura molto solida, si fa cantare molto facilmente, cosa che a Sanremo funziona anche per farsi ricordare.
Forse Fulminacci meriterebbe di vincere, perché è nettamente il miglior cantautore della sua generazione.”
Sono d'accordo…
“Quindi un riconoscimento che lo blocchi nella storia della musica italiana, secondo me ci starebbe. Però poi ripeto, quando tu nella musica italiana stai accanto a Marco Carta e Valerio Scanu, dai! No, ma secondo me il punto è questo… questo è dove Sanremo dovrebbe intervenire.
Sanremo perde di credibilità nel momento in cui il premio è assegnato come le nomination del grande fratello. Ma che credibilità ha? Tu vinci Sanremo perché?
Perché è la canzone migliore? Quasi mai. Non ha vinto neanche almeno tu nell'universo Sanremo, è arrivata quarta.
Sanremo è uno show televisivo, è un fenomeno di costume, questo è Sanremo. La musica è solo il linguaggio che utilizza questo show televisivo come se fosse un normale X Factor.
X Factor è uguale, è uno show in cui il linguaggio, la drammaturgia va avanti tramite la musica.”