

Secondo una delle ultime ricerche condotte da NielsenIQ per Audible, dal 2018 al 2025 il numero di fruitori di podcast in Italia è aumentato del 75%, passando da 10,3 milioni a 18 milioni.
Questi numeri, seppur importanti, se non analizzati nella maniera corretta rimangono solo cifre. Di fronte ad una crescita così rilevante è necessario porsi degli interrogativi. Uno di questi è: perché ad oggi così tante persone scelgono questo formato, magari preferendolo ad un classico programma televisivo?
Durante l'evento di Spotify “Video Podcast Club” ha parlato ai microfoni di Alt Magazine Chiara Piotto, una delle podcaster più importanti del nostro paese, host di “The Essential” di Will Media. La sua figura assume una spiccata rilevanza in virtù del suo passaggio dalla conduzione di TG e programmi televisivi alla conduzione di podcast. É proprio su questa transizione che si concentrano alcune delle dichiarazioni della giornalista:
“I videopodcast rappresentano esattamente quello spirito di approfondimento, di accessibilità totale che aveva la TV inizialmente e che poi in Italia, per come funziona lo spazio mediatico italiano che è un po’ vecchio e poco dinamico, si è perso a favore di questa nuova realtà mediatica digitale che è molto più stimolante.”
Il concetto di approfondimento è fondamentale se si analizzano le differenze tra podcast e TV. Molto spesso, per esigenze relative alla rigidità dei palinsesti, i media tradizionali tendono per loro natura a falciare sul nascere qualsiasi forma di allungamento del discorso, in favore di una maggiore rapidità e a discapito della volontà di sviscerare al meglio determinati argomenti.
A proposito di voglia di approfondire, durante l'intervista Chiara ha dichiarato che uno dei primi cambiamenti apportati a “The Essential” quando ha iniziato a condurlo è stato proprio l'allungamento della rubrica:
“Sono diventati due prodotti diversi intanto perché si è allungato. È diventato non più quei cinque minuti ma dieci minuti, il che ti dà tempo di approfondire tre notizie e non più una, talvolta due.”
La maggiore elasticità temporale dei podcast è un elemento elogiato anche da Nando Siani, giornalista e podcaster di Cronache di Spogliatoio, durante la seconda puntata di Lettera 22:
“Dicevo ad Andrea Marinozzi le prime volte che qui è un po’ diverso, banalmente abbiamo tutto il tempo che vogliamo rispetto ad una trasmissione televisiva in cui hai i tempi tecnici [...]”
Proprio durante questo episodio del format di Alt, Nando ha fatto venire alla luce un altro importante elemento di discrepanza tra contenuti televisivi e podcast:
“Anche il fatto che siamo al tavolo tra di noi, c'è un clima che non ha la formalità della televisione, e questa cosa secondo me è tutto. Io credo sia un po’ il segreto dei podcast.”
Anche questo è un tema che la giornalista ha trattato durante l'evento di Spotify, ponendolo però come una sorta di punto di contatto tra i podcast ed alcuni esempi virtuosi di programmi televisivi che, pian piano, cercano di avvicinarsi al linguaggio della comunicazione sul web:
“Anche la tv di oggi è cambiata e rincorre il linguaggio dei social. Se lo fa scimmiottandolo non funziona, però se guardi anche degli esempi virtuosi nel mondo tv sono simili al podcast nell'informalità e nell'accessibilità, o almeno ci provano. [...] Io avevo un programma in tv, se oggi dovessi trasformare quel programma in podcast non dovrei cambiare niente.”
Il programma a cui fa riferimento è “Connessi” di Sky TG24, di fatto un programma effettivamente rivoluzionario, in primo luogo, per via della possibilità di fruirne non solo attraverso l'apparato televisivo ma anche attraverso le dirette sui canali social; in secondo luogo, per la caratteristica che rappresenta una delle chiavi di volta principali dell'ibridazione tra tv e web, ovvero la possibilità per gli spettatori di intervenire durante il programma grazie ai commenti sui social.
Questa caratteristica rimanda ad un altro aspetto fondamentale della transizione da programmi televisivi a programmi sul web: la community interattiva.
“The Essential è un brand molto forte e riconoscibile nell'ambito podcast ed ha sempre vissuto del dialogo con le persone che lo ascoltano, anche per i feedback che ricevi sull'attualità [...]”
Tempo, informalità, forza della community sono solo alcuni degli ingredienti che hanno reso e contribuiscono a rendere il formato podcast uno dei più amati dal pubblico, a discapito del panorama televisivo che, tranne in rari casi (e “Connessi” era uno di questi), invecchia e non riesce a stare al passo con le mutevoli esigenze dei fruitori contemporanei.