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“Casa è il posto in cui smetti di scappare”
Francesco Pullella
March 27, 2026

Qual è stato il punto di contatto tra la tua storia personale e professionale e il Metropoliz? E quando è avvenuto?

“Allora, è avvenuto all'incirca un annetto fa. Sì, più o meno era fine 2024, inizio 2025, mentre stavo cercando un po' il soggetto per il mio... volevo fare un nuovo audio documentario dopo Lago per le mie resistenze.

E continuando la riflessione iniziata in quel documentario sulla speculazione, la lotta per un mondo diverso, mi chiedevo insomma dove fosse possibile trovare una storia che parlava un po' di queste cose e che ragionasse sulle nuove forme di povertà. Tutte le storie che incontravo però finivano per comunque parlare di casa. Casa che non c'è, casa che non si riesce a trovare, casa negata e città in generale negata, a cui non si riesce ad accedere.

le comunità sono sempre più indebolite da speculazione finanziaria, dai salari bassi, tutta una serie di questioni, su cui insomma poi magari torno. E cercavo però un luogo fisico che racchiudesse queste storie, che poi sono molto anche appassionato appunto dei luoghi, credo che poi viano forma alle comunità e sia interessante considerare come queste interagiscono con loro. E cercando appunto, continuando a indagare su Roma Est, perché è un po' la mia area, vivendo da queste parti mi sono ricordato di una mia amica che mi aveva parlato del Metropolis, ho detto ma io effettivamente non ci sono mai venuto qua, no?

Per tanti anni me ne hanno parlato, non sono mai venuto, veniamo, entro, faccio il tour gratuito che potete fare una volta al mese, poi insomma seguiteli sui social perché lì ci sono tutte le comunicazioni più attendibili. Sono entrato due ore e mezza di tour, sono uscito, ho detto questa è la storia. Questa è la storia che ne racchiude poi centinaia perché qui ci vivono 60 nuclei familiari, è una storia che inizia appunto un po' di anni fa, molto colorata, molto ricca come magari potete vedere da queste immagini e molto stratificata soprattutto, è un nodo dove si concentrano molte contraddizioni che secondo me chi vive qui, questa comunità molto variegata è riuscita a sfidare molto bene, un po' un glitch del sistema.”

Come ti sei approcciato al formato podcast, hai avuto delle difficoltà nel trasporre tutto questo elemento visivo comunque, perché comunque arte figurativa e visiva stiamo parlando, all'interno di un contesto di un formato solo audio?

“Eh non è stato facile perché in effetti qui c'è tanto colore, tanta arte visiva, in effetti io faccio solo audio, faccio pochissimi estratti video che comunque si possono poi vedere magari solo sui social media e non è il mio obiettivo portare le persone sui miei canali, che me frega. Quindi è stato complesso perché ho dovuto lavorare molto su cercare di evocare l'arte, comunque i murales, gli interventi artistici che ci sono stati, devo dire che mi ci sono soffermato il giusto facendone parlare magari più Giorgio De Finis che è il direttore del museo, l'ideatore poi del museo, e Nicola Sballario collega di Rai Radio 1, un critico d'arte molto preparato,Io mi sono più concentrato sulla vita delle persone, cioè in che modo vivere qui ha cambiato la loro vita? In meglio, in peggio, in che misura? Perché di chi è arrivato qua il 27 marzo 2009 non tutti sono rimasti, c'è anche chi in 15-16 anni è andato via, chi è nato, chi è morto, insomma è una comunità quindi ci sono tante cose che sono successe.

Siamo in un luogo che per alcuni è un museo quindi una zona da visitare e per altri è appunto casa, quindi una zona dove tornare, dove stare, dove vivere. Secondo te, anche da un punto di vista, se vogliamo, un po' filosofico, cos'è casa?

“Questa è una domanda che io ho fatto a tante persone e ancora non ho trovato una risposta.È una cosa su cui ci interroghiamo, penso, tutti e tutti, no? Casa è il posto dove vogliamo tornare, un posto che magari vogliamo trovare.

Io ho iniziato questo viaggio in un modo, come dicevo, fine 2024, inizio 2025. Oggi ne parlo in un modo molto diverso di casa. Pensavo all'inizio più alla proprietà, all'accesso mancato, anche l'affitto per carità, però, all'accesso che non c'è.

Adesso il mio sguardo, le mie orecchie, se vuoi, perché io faccio audio, in realtà cercano di abbracciare tutta la città, tutta la comunità del paese o anche più in là. Casa sarebbe quel posto in cui smetti di scappare, quello in cui ti senti più a tuo agio. Io, nell'ultima puntata dell'audio documentario, quella, diciamo, digressiva do la mia risposta alla fine, che è casa sono le orecchie di chi mi ascolta.

E mi è stato fatto notare che, sì, è una bella risposta, è una risposta effetto, però in realtà non è un luogo così sicuro. Vedi, anche interessante, no? Come le persone poi sentono le tue parole e le ridefiniscono in qualche modo, fanno vedere delle cose a cui non avevi pensato.

E c’avete ragione. Allora, forse è anche un posto in cui, sì, ti senti abbastanza sicuro da essere vulnerabile e anche rimettere in discussione le cose che pensi.

Il linguaggio è uno strumento pazzesco, però non tutti diamo lo stesso significato allo stesso significante. Magari per te, anzi, sicuramente per te casa avrà un significato diverso. Ma è stato super affascinante, perché ho raccolto non so quante risposte possibili e tutte erano molto belle, molto evocative.”

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